indigovinz

Posted on: 25/02/2011

le caramelle non fanno la pelle dura.

Sono stato lontano dallo scrivere e dal disegnare per troppo tempo, tra imparare un nuovo lavoro e godere le nuove avventure e fare amicizie stravaganti e bellissime ogni giorno ed ogni giorno far sí che la pelle diventi piú scorza e meno piano levigato dove le fate fanno a gara a chi arriva prima a toccare il fondo fare un salto e tornare su. 

Amo quella foto con Peter Tosh e Bob insieme a Mick jagger che sorridono. Era appena nel mio coffeeshop di Amsterdam ed ogni volta mi perdevo a capire quale fosse il motivo di quei sorrisi, degli occhi a fessura, di quel senso di creativitá che si espande veloce e scompare poi in una nuvoletta bianca, come se il papa fosse stato appena scelto da tre santi che visitano questa terra.

Ed il significato sta tutto nell'essere tutto ad ogni momento sapendo il tuo, facendo battere il cuore piú forte che puó ad ogni momento, avventurandoti nelle lande di chi tu non sei per farlo rallentare come il popolino che si incrocia nelle strade. Tantissime anime si animano e si attraversano a Londra ogni giorno, attraversano ponti e costruiscono muri e li saltano come se fosse niente che vita avventurosa e che salti nella notte mentre le metropolitane sono ferme e la popolazione media e medio bassa sbevazza. 

L'amore ad ogni secondo senza volerne capire il motivo, sapendo che sempre ogni caramella ti rende il cuore piú vulnerabile alla dolcezza. E chissene, un giorno ce ne andremo con l'alito dolce e le labbra zuccherate.

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Posted on: 07/12/2010

balkan live music.

I ponti vengono tenuti su da tralicci d'acciaio, e acciaccato riprende il cammino lo zoppo sul ponte. Barbuto, la fisarmonica con cui ha suonato alla fine della camminata che porta a Waterloo, un cappotto beige e mi devo sforzare per non dire sdrucito. Di solito suonano in cinque, portano un poco di ballo sul ponte del freddo e del passeggio veloce, anche quando c'è la neve. Il cielo è bianco e un treno lo attraversa sul ponte affianco, così la musica ha anche una strana batteria che copre le trombette e la fisarmonica, così come quando i batteristi strippano alla keith moon. Guardare, sorridere, passare.

Posted on: 21/11/2010

core 'ngrato.

I vecchi delle council houses, le case popolari, sono gli ultimi a resistere. Sono gli ultimi rimasti ad opporsi all'invasione, la sciamannata orda di gente che va e che viene, di quelli di cui non sai il nome e non ti prestano lo zucchero. Perché non ti va, di chiedere lo zucchero se poi non ti invitano nemmeno a prendere un tè, nemmeno un biscottino per dio, o per la regina che sia.

I vecchi non le conoscono queste persone e non gli interessa, tengono tutto lì fuori, che sia una siclet (ditemelo che si dice cyclette, ma siclet si legge) o un divano, che non si sa mai che non cambi il tempo, e che novembre ci regali un poco di sole.

Riassunto dei mesi precedenti, che tempo, testa e voglia di scrivere se n'erano andati in giappone e addormentati in una pagoda antica. Finalmente ho iniziato un lavoro, amministro i progetti di una società di ricerche di mercato in centro, ma centro centro, che cammino da waterloo, attraverso il tamigi con una sigaretta e hop sono a charing cross tra i viaggiatori, e hop un altro po' di passi e sono al lavoro. Ho un programma in radio e mi sto allenando a parlare. A farne le spese, la parona, che mi ha visto andare via con un furgone alle dieci di una domenica mattina tra le lacrime. Ho finito le caramelle dolci. Le ricomincio. Ho paura. Ho nuovi amici.

Da poco spostato in una council house, devo dire che ci sto bene, anche se mi ci devo abituare. Di sicuro ho molto più spazio, ora che vivo da solo, e devo ricordarmi di quanto sia bello, profumare la stanza, metterci i fiori, tirare le tende quando lo dico io, e quando lo dico io vedere il parco. Tenere pulito finalmente, uscire sempre, che sono ricominciate le feste e in giro ci sono molte luci.

Non sentitevi la canzone del titolo.

Posted on: 14/09/2010

 Il Papa arriva a Londra

Così ti vogliamo, così ti vogliamo vedere. Tutto vestito di bianco, credo io. Così quando arrivi vogliamo evitare ogni contatto per splendere non visti nella mancanza di contatto o nella folla del treno che corre per portarci a te.  Uso il plurale perché non so più scrivere, caro Papa. O perché ogni volta che si tira fuori l'agenda mentre scrivo sulla Tube, come a fare un dispetto, il treno metropolitano fa un sussulto come un colpo di tosse, che a ricopiare dopo bisogna interpretare le linee incomprensibili. E certo, prima del tuo arrivo ci sono state e ci sono nuove giornate che arrivano e che se ne scappano via senza nostalgia per il giorno prima e senza lasciare un bigliettino, tanto son pieni di linee e colori che poi si fanno lineari con i binari della metropolitana e si fanno poi scomposti sul lino tirato di una tela. Il mercato di Borough conquistato, i fuochi del Thames Festival che sembravano filarci addosso dal cielo, coì lontano dai pescherecci smitragliati, dal governo che si sfalda, dal Papa che arriva a Londra.

Posted on: 30/08/2010

certo che voglio scrivere ancora

Una doccia veloce e un caffè lasciato sul fornello per due ore e poi mi ricordo che dovrei toglierlo da lì e mi tocca comprare un'altra moka, anche se tutto questo è successo quasi un anno fa. Oggi la volta celeste vede le nuvole che si rincorrono con il sole e lo coprono, e un poco più in basso vedono le avventure di quei milioni di persone che si rincorrono senza regole in questa grandissima Londra che ti fa perdere i riferimenti a meno di rinchiuderli in un sacchettino di juta piccolino, tempo di scegliere come tagliare e perché tagliare quelle poche cose che rimangono, visto che una volta tagliate quelle cose rimangono filamenti, conoscenze, e viaggi verso dove tutto è conosciuto. Le ruote delle biciclette di Amsterdam, le coste bianche di Dover, il meridiano di Greenwich e i sassolini delle Ginestre su cui si appoggia un giornale diventano la vita, reinventata su una tela, ripulita e verniciata e attraversata da linee e pigmenti e impressionata da due volti che nemmeno si guardano. 
Espresso single or double. Dumb, credo.
Così ammutolito dalle ultime cose successe e dalle scelte che mi piacerebbe prendere e che lascerebbero ancora più spazio tra me e il mondo, mi metto una camicia stirata e me ne esco per il mondo.

Posted on: 02/07/2010

la città di tutti

La zona di terra su cui Londra poggia il suo enorme peso sembra tanto grandissima a guardarla dall'aereo e sembra regolare, tanto è poi irregolare, incomprensibile e piccolina quando vista da un punto più ravvicinato, diciamo da terra, con il sole e una metropolitana che ti porta ad un qualsiasi lavoro, con gli autobus dove appoggi i piedi sul vetro dell'upper deck, per arrivare in una sala piena di carte da parati e poi finire con la birra che sbuffa la schiuma in un boccale da pinta, il suo, sputi per terra, sirene costanti, sporco dovunque, mattoni rossi e le solite cose che si vedono di Londra.

Una cosa che colpisce, che mi ha colpito, è la differenza tra la città dei turisti e quella di chi ci abita. C'è un muro del pianto che le separa, che fa sì che quelli della città ovvero quelli che ci abitano poi quando attraversano la città dei turisti lo fanno con nonchalance, come se si trovassero nella terra di nessuno accompagnati dal loro solito umore.

Posted on: 16/06/2010

 il colore del disordine mentale

Poi ho fatto la voce alta e grossa, io che alto e grosso non sono ancora, e la lezioncina non la cancellano più. Che dovevo andare via di casa sbattendo la porta un altro di questi giorni da sole, e la porta la sbattei e con il contraccolpo è arrivato anche un leggero venticello, oltre all’effetto della porta che rimane aperta. Ma mi sto allenando, a lasciare aperti i pensieri lontani oceani e rendere sordi i pensieri casalinghi, neanche fosse l’assedio di Sarajevo mentre la tv rimane accesa. Che la lezione a St Martins la dovevano cancellare.

Il giallo è il colore del disordine mentale, e le nuvole dopo il restyling attraverso cui è passata la mente disordinata delle molte persone che abitano questa strapazzata capitale del mondo hanno lo stesso colore, se la passano tranquilli la disordinanza poliziesca dello stato di polizia che si diverte al suono delle vuvuzuelas, quando il mondiale ha fatto sentire il suo primo ronzio e i ronzini scalpitano sulle strade, che stanno proprio sopra i tunnel delle metropolitane inquiete.

Che di tanto in tanto dico qualche parola sbagliata, ma le parole che dico poi non sono cosi tante. Fanno sempre una lotta grecocoreana per uscire che poi ne escono stravolte, come se fossero state masticate da una mucca del cansiglio per giorni. Visto che sono già pronunciate nelle 42806 lingue che esistono al mondo. Pronunciàmone ancora, attenti alla pronuncia, diciamo parole d’amore, diciamole senza pensarci troppo. Diciamole a tutti.